L’innovativa teoria sui sogni di Erik Hoel

Attualità

Innovativa l’ipotesi di Erik Hoel sui sogni, importanti per la vita di tutti i giorni

Sarà accaduto a tutti almeno una volta nella propria vita di sognare situazioni irrealistiche e fantasiose, che mai potrebbero trovare riscontro nella vita reale: passeggi per una strada conosciuta, incontri una persona che si rivela essere un procione e la strada diventa il vagone di un treno in partenza per destinazioni sconosciute. Sogni del genere sono comuni, per quanto assurdi ed imprevedibili.
Quando si arriva però a cercare di scoprire perché ciò accade, senza la possibilità di studiare scientificamente il fenomeno del sognare, gli studiosi si sbizzarriscono con le teorie più diverse. A distinguersi tra queste è certamente la nuovissima ipotesi di del neurologo Erik Hoel: secondo la sua idea la stranezza dei sogni è proprio il punto della questione.
Immaginando scenari impossibili nella realtà, il nostro cervello ci preparerebbe ad affrontare da svegli situazioni imprevedibili, rendendoci così capaci di rispondere a tutto ciò che è inaspettato con un minimo di prontezza, facilitandoci l’apprendimento.

La teoria è stata influenzata dagli studi sull’apprendimento delle Intelligenze Artificiali: queste macchine infatti spesso tendono a basarsi troppo sui dati che già possiedono, interpretandoli come sufficienti ad affrontare qualsiasi scenario gli si possa presentare, ecco perchè gli scienziati spesso interferiscono nelle attività delle AI con segnali e comandi di disturbo.
La stessa cosa farebbe il nostro cervello mentre dormiamo: interferisce con i dati che assumiamo durante il giorno aggiungendo una manciata di imprevedibilità così da prepararci a scenari imprevisti. In particolare, quando invecchiamo, le giornate spesso si susseguono uguali l’una all’altra, ma il nostro cervello ha comunque bisogno di essere pronto per circostanze nuove.
Certo, però, è molto importante tenere sempre a mente le parole del Prof Mark Blagrove, direttore del Laboratorio sul Sonno della Swansea University: “È tutto possibile, ma non c’è alcuna prova che i sogni non siano un semplice prodotto senza funzioni dell’attività neuronale.”

Sharing is caring!