“Il garofano rosso”, primo capolavoro di Elio Vittorini

Cultura

“Il garofano rosso” è il primo tra i capolavori del grande Elio Vittorini. Un romanzo con alle spalle una storia tormentata, proprio come quella del suo autore che, che pur di seguire la sua vocazione letteraria, abbandona la casa paterna e la sua terra natale.

Inizialmente pubblicato a capitoli, nel 1933, sulla rivista fiorentina Solaria, a causa delle proibizioni imposte dal Fascismo, fu sequestrato dalla censura per ragioni morali, accusato di oscenità.  Vittorini, tormentato dall’impossibilità di completare la sua opera come avrebbe voluto, continuò svogliatamente a lavorarci finché, caduto il Fascismo e allontanati quegli anni bui, il  lavoro vide la pubblicazione integrale nel 1948, per le edizioni di Arnoldo Mondadori. 

Vittorini scrive del suo libro: “Il principale valore documentario del libro è tuttavia nel contributo che può dare a una storia dell’Italia sotto il fascismo e ad una caratterizzazione dell’attrattiva che un movimento fascista in generale,  attraverso malintesi spontanei o procurati, può esercitare sui giovani.” E il protagonista del romanzo, Alessio Mainardi, liceale inquieto e ribelle, aderisce alla prima fase antiborghese del Fascismo, nella Siracusa dei primi anni Venti.

L’opera è quotata tra i migliori romanzi di formazione italiani, grazie al perfetto concatenamento dei temi trattati: l’avviamento alla vita adulta che porta Alessio a sbandare tra l’amore platonico e ideale con la studentessa Giovanna, austera e schiva, e il legame concreto e sensuale che instaura con la misteriosa prostituta Zobeida; l’amicizia; il rapporto conflittuale con la figura paterna e la passione politica.

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