Nasce il Dantedì. Il 25 marzo consegniamo l’«amato alloro» al Poeta Dante

Cultura Dalla scuola Primo piano

di Alessia Mauro

È il «Corriere» che ha deciso di istituire, in vista dei 700 anni dalla morte, nel 2021, una giornata per Dante. Francesco Sabatini, linguista e presidente onorario dell’Accademia della Crusca, ha trovato il nome: Dantedì. “Sembra giunto il momento di uno scatto d’orgoglio tutto italiano” afferma Di Stefano circa l’iniziativa. La fama di Dante, una delle maggiori figure della letteratura mondiale, infatti, è così vitale nel tempo e nello spazio che è sembrato più che giusto dedicargli un appuntamento annuale nel nome dell’arte e della bellezza e, quindi, dedicargli una giornata nel calendario. Dante è parte integrante e indelebile della nostra formazione ed è parso quasi paradossale che il più grande di tutti i tempi, colui che ha scritto parte del codice genetico dell’italianità, non fosse ricordato con una giornata totalmente dedicatagli. La gran parte del nostro bagaglio linguistico e culturale la dobbiamo essenzialmente a lui che ha posto l’architrave della lingua ed è stato, e lo è ancora adesso, in grado di far vibrare le corde del cuore dei suoi lettori. Le adesioni a questa iniziativa sono arrivate subito e numerose, dalle Associazioni già esistenti che, giorno dopo giorno, coltivano la crescita dell’amore per Dante. Tra il 25 marzo e l’8 aprile (ipotetici inizi del suo viaggio nell’aldilà) ricorrerà finalmente la sua giornata. Ma chi è Dante Alighieri? La sua vita è segnata da grandi dinamiche storiche, che lo toccarono da vicino e condizionarono la sua visione del mondo. Ma il filo più importante rimane quello della cultura; abbiamo un’Italia permeata dalla nascita della letteratura in volgare e dal rinnovamento delle arti figurative dovuto a grandi maestri come Giotto e Nicola Pisano. Fu allora che Dante attraversò tutto il mondo dall’antichità fino ai suoi tempi, e oltre, raggiungendo l’ultraterreno. Il veicolo era il suo corpo, in senso materiale e spirituale, razionale e mistico, con cui attraversare gli abissi più nefandi della vita passata e presente dell’umanità e ascendere alla conoscenza ultima, al di là dei confini della mente, al cospetto di quel Dio dal volto ineffabile che riassume tutto l’universo e le esperienze umane. Così è nato il libro più importante della letteratura italiana e, secondo alcuni, della civiltà occidentale: la Divina Commedia. Dante ha usato la poesia non più per rappresentare il mondo, ma per riformarlo, risistemarlo secondo nuovi canoni, impartire una lezione a tutti gli uomini. Il Sommo Poeta era ben consapevole della sua «sommità» e sapeva di meritarsi quel riconoscimento rappresentato dalla corona dall’alloro, mai ricevuta. È arrivato il momento di consegnare idealmente l’«amato alloro» al Poeta, proprio nella data del primo Dantedì. Dobbiamo attribuire i giusti meriti a Dante, perchè ha un respiro ampio, incarna l’intera cultura latina e la cultura cattolica, ma in una prospettiva critica. E’ utile riflettere sulla sua opera e sul ruolo che ha avuto nella storia degli uomini. Mai, come oggi, abbiamo bisogno di personaggi come lui, gente che non rifiuta il legame con la cultura cristiana e che, nel contempo, manifesta un distacco rispetto alla Chiesa temporale. Insomma con immenso onore, gloria e vanto noi italiani accogliamo un giorno “in più” nella settimana: il Dantedì.

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