20 febbraio 2020: Fabrizio De Andrè e i suoi 80 anni di Poesia

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di Emanuele Cariati

Il 20 febbraio di 80 anni fa nasceva a Genova uno dei più grandi cantautori e poeti italiani del XX secolo, Fabrizio de Andrè, noto anche come Faber, soprannome datogli dal suo amico d’infanzia, Paolo Villaggio. De Andrè, nonostante appartenesse alla classe borghese, fu sempre dalla parte del popolo e delle classi più basse. È per questo che viene definito anche “il cantautore degli ultimi”. Questa critica al mondo borghese prevale nei suoi testi, come in “Via del campo” e in “La città vecchia” che recita: “Se tu penserai e giudicherai da buon borghese, li condannerai a cinquemila anni, più le spese. Ma se capirai se li cercherai fino in fondo, se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo”. Notevole è stata la sua capacità di rendere protagonisti ed eroi la gente comune, la gente vera, trasfigurando, per esempio, una prostituta in una fata, come accade nella “Canzone di Marinella” e in “Bocca di Rosa”. La sua fu anche una lotta contro ogni forma di violenza, in particolare contro le guerre e i massacri. Cosa sono “La guerra di Piero”, “La ballata dell’eroe” oppure “Fiume Sand Creek”, se non l’esaltazione dell’inutilità della guerra? In ”Ballata dell’eroe” cosi si esprime: “Ma lei che lo amava ed aspettava il ritorno di un soldato vivo, d’un eroe morto che ne farà, se accanto nel letto le è rimasta la gloria d’una medaglia alla memoria”. Ma c’è una consistente parte delle sue canzoni che ha come tema portante l’amore, diverso da quello che altri scrittori hanno esaltato in passato o che che verranno dopo di lui.
Amore, per Faber, non significava voler bene ad una donna, bensì a tutte le donne, come si può dedurre dalla canzone “Le passanti”. L’amore in “Canzone dell’amore perduto” o “Amore che vieni amore che vai” è mutevole, libero e sincero. Ciò, però, non significa che Faber non amasse le sue due mogli. Alla prima, infatti, dopo il divorzio dedicò “Verranno a chiederti del nostro amore”; alla seconda, Dori Ghezzi, invece “Hotel Supramonte”. Sul tema dell’ amore De Andrè fu anche un grande innovatore, rivoluzionando il concetto della parola stess. con Con la “Ballata dell’amore cieco”, narra infatti la storia di un amore da parte di un uomo, non corrisposto dalla donna che, invece, lo inganna facendogli affrontare prove crudeli e facendolo arrivare alla morte. L’ultimo verso è sicuramente il più intriso di significato: “E mentre il sangue lento usciva, e ormai cambiava il suo colore, la vanità fredda gioiva, un uomo s’era ucciso per il suo amore. Fuori soffiava dolce il vento, ma lei fu presa da sgomento quando lo vide morir contento. Morir contento e innamorato quando a lei niente era restato, non il suo amore non il suo bene, ma solo il sangue secco delle sue vene”. Importante, di De Andrè, fu anche l’interesse verso il mondo scientifico, lo provano canzoni come “Un chimico” o “Un medico”. Di sicuro uno degli album più controversi del cantautore è “La buona novella”, un album scritto durante le rivolte studentesche in Italia. Le canzoni in esso contenute hanno come sfondo la vita di Cristo; ciò fece adirare molti manifestanti, per via delle lotte che in quegli anni si stavano portando avanti contro l’oppressione dei potenti e della chiesa. Faber reagì alle critiche con una delle frasi più belle mai dette dal cantautore: “Coloro che mi hanno criticato non hanno capito nulla dell’album, perché io ho narrato le vicende del più grande anarchico della storia, Cristo”. Ultimo, ma non per importanza, fu il sostegno che Faber diede alle lotte di classe contro il potere e in favore dei diritti, della libertà e dell’uguaglianza; ad esse dedicherà altre importanti canzoni: “Il bombarolo”, “Canzone del maggio”, “Nella mia ora di libertà”. E’ in quest’ultima canzone che canta: “C’hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha”. Non ci sono dubbi: bisognerebbe riflettere sulle canzoni di questo magnifico artista, che ci insegna come affrontare la vita in modo migliore, come migliorarla; è necessario, quindi, ascoltare questo poeta, le sue poesie, senza dimenticarci delle sue parole e della sua morale. Ricordate sempre di combattere come faceva Faber perché solo combattendo contro l’ingiustizia la si può eliminare. È tempo che cominciamo a reagire perché “Verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte ,voi non potete fermare il vento gli fate solo perdere tempo”. Auguri Faber.

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