Il libro di Giuseppe Ferraro su Vincenzo Padula, “Vincenzo Padula e i briganti. Storiografia e discorso pubblico”

Cultura Dalla scuola

È fresco di stampa il nuovo libro di Giuseppe Ferraro, dottore di ricerca e docente di Storia e Filosofia, presso l’Università degli studi della Repubblica di San Marino. L’autore analizza la questione del brigantaggio postunitario sia a livello storiografico sia come riflessione attuale, focalizzando l’attenzione soprattutto sugli studi e le opere di Vincenzo Padula come quelli apparsi su «Il Bruzio», il suo giornale, tra il 1864 e il 1865.

Vincenzo Padula, nato nel 1819 ad Acri è cresciuto all’interno della piccola borghesia mossa da nuove aspirazioni politiche, economiche e sociali. Il brigantaggio a cui l’autore si riferisce è un fenomeno di natura criminale, frutto delle attività di bande di malfattori che avevano lo scopo di rapinare o compiere omicidi, che si è radicato, sia nella storia dell’Italia meridionale, che nel discorso pubblico attuale.

Il letterato, sul suo giornale afferma che questo fenomeno costituiva per gli appartenenti una possibilità di affermazione e di ascesa, offriva possibilità di ricchezza e autorevolezza, li rendeva apprezzabili tra le donne.

Movente sociale del brigantaggio fu soprattutto il divario tra il Nord e il Sud, caratterizzato da arretratezza sociale ed economica, dalle dure condizioni in cui viveva la maggior parte della popolazione, dai soprusi delle classi agiate nei confronti dei più deboli, dalla miseria e dalla povertà.

La repressione del brigantaggio era necessaria per la pacificazione di una società frammentata e il definitivo successo dell’unificazione, migliorando le condizioni della popolazione, riuscendo a “soccorrere la miseria per invogliare altri a prestar servizi nell’interesse pubblico”.

Padula non prende mai una posizione, trova pregi e difetti sia nel brigantaggio sia nel governo, senza giustificare le azioni violente.  Criticò, attraverso il suo giornale, quelle scelte e azioni governative ritenute dannose per la popolazione calabrese, come la Legge Pica; vantava però l’efficienza dell’organo di polizia.

Vincenzo Padula scrive al brigante Bianco: “Voglio che tu possa dire: Sono stato brigante, è vero; ma ora mi sono corretto: per cadere non ci vuol niente, per alzarsi ci vuole assai, ed io mi sono alzato”.

 

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