Bob Marley, quando la rivoluzione diventa musica

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A salvarlo fu la musica e la musica lo ha reso eterno. Di Bob Marley si ricordano le battaglie, l’anticonformismo, uno stile di vita unico, tuttavia sono le canzoni che restano indimenticabili. Oggi, il 6 febbraio, il re del reggae avrebbe compiuto 76 anni, invece é morto di cancro un cancro a soli 36 anni, nel 1981.

Bob Marley rimane una delle icone più importanti del mondo musicale, tanto che  il suo stile di vita e la sua reggae continuano ad ispirare le nuove generazioni. Nacque a Nine Mile, in Giamaica, nel 1945 da padre britannico e madre giamaicana. In breve tempo divenne il paladino dei più deboli e un rivoluzionario, combattendo il sistema capitalista e le oppressioni razziali, con una sola arma: la musica.

“Io amo la notte – cantava – perché di notte tutti i colori sono uguali e io sono uguale agli altri ..”

Marley nelle canzoni parlava alla gente oppressa, offriva un’alternativa al modello imposto dal sistema capitalistico, rivendicava la giustizia, si inteneriva dell’amore. Le sue canzoni erano pagine della sua vita, vita che mise a rischio più volte per dire ciò in cui credeva, riuscendo ad ispirare e a dare coraggio.

Una delle sue ultime canzoni fu Redemption song. Esausto o semplicemente consapevole che la morte era vicina, la cantò in modo struggente.

“..Won’t you help to sing these songs of freedom? 

‘Cause all I ever had: 

Redemption songs,

All I ever had:

Redemption songs:

These songs of freedom, songs of freedom.”

Nonostante le forze lo abbandonassero, cantò fino all’ultima nota, Marley cantò fino all’ultimo respiro.

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